Centro abitato dall’epoca del bronzo, Treviso (in romano Tarvisium) diventa “municipium” in un’età compresa tra il 49 a.C. La centuriazione di Treviso occupava l’alta pianura a nord della città, compresa tra il Montello e il Piave. Risparmiata da Attila, divenne fiorente sotto i Goti ed i Longobardi, che ne fecero un ducato. Coi Carolingi assunse a capitale di una Marca, ed ebbe una zecca, fiorente nel secolo IX. Dopo la Pace di Costanza cominciò allora la sua epoca più gloriosa. Estese il dominio, si abbellì, fu prospera ed ospitò poeti e trovatori e tenne feste cavalleresche (famosa la festa del Castello d’Amore), che le valsero il nome di “Marca gioiosa et amorosa”.
Ma nel 1237 cadde sotto la tirannia di Ezzelino e Alberico da Romano. Alla loro morte tornò alla libertà ma risorsero presto le lotte tra i ghibellini ed i guelfi. Il capitano dei guelfi Gherardo da Camino divenne signore della città nel 1283 e la governò acquistando la fama di valoroso e cortese (Dante lo ricorda nel Purgatorio, canto XVI, 124 e seg.). Treviso ebbe poi il dominio dei conti di Gorizia e di altri vicari imperiali; nel 1328 fu la volta della signoria degli Scaligeri fino al 1339. Dopo varie dominazioni nel 1389 i trevigiani si dettero spontaneamente a Venezia, che procurò loro una lunga e prosperosa pace, ricambiata da Treviso con una sicura fedeltà. Condivise le sorti della Serenissima fino al 1797 quando cadde sotto l’urto delle armate di Napoleone. La città passò quindi all’Austria e poi al Regno Italico (1805) e di nuovo all’Austria (1813). Nel 1848 seguì Venezia nella rivoluzione contro gli austriaci, ma il 14 giugno dovette arrendersi.
Finalmente il 15 luglio 1866 vi entrarono i bersaglieri italiani.
Soffrì per i bombardamenti aerei durante la guerra 1915-18, ma ancora di più durante l’ultimo conflitto mondiale, quando subì un bombardamento americano che causò migliaia di vittime e distrusse molti edifici pubblici e monumenti di notevole interesse storico ed artistico.

…Una gentilissima struttura medievale in giuoco bizzarro con le chiare acque dei fiumi che l’attraversano e
né le distruzioni di guerre né il cattivo gusto degli uomini riescono ancora a tramutare

(Giovanni Comisso)

Tempo:
1-2 giorni

Periodo consigliato:
Tutto l’anno

Percorrenza:
A piedi / In bici

Area:
Centro storico

Da non perdere

Treviso è detta proprio urbs picta in quanto era uso affrescare le abitazioni civili e militari. Ancora oggi si possono ammirare diversi affreschi, sparsi in città, di epoca medievale e rinascimentale. Da ricordare che Treviso è la città natale del pittore del rinascimento Paris Bordon, allievo di Tiziano, che ha lasciato tracce della sua opera nel Duomo di San Pietro. Un progetto di ricerca (Treviso Urbs Picta), è stato avviato tra la fine del 2012 e l’inizio del 2013, mosso dall’identificazione e dallo studio iconografico e stilistico delle facciate di case e di altri edifici affrescati, che si trovano un po’ ovunque nel centro storico di Treviso.
La visita alla città, arrivando davanti a Porta Ss. Quaranta, inizia con un giro in auto verso destra sulla circonvallazione esterna, che segue il fossato attorno alle mura bastionate venete, visibili per buoni tratti. Si entra in città dal varco di Porta Calvi (nei pressi la medievale Basilica di S. Nicolò), parcheggiando la macchina in una delle vie della zona detta “città-giardino”. L’itinerario a piedi inizia da Porta Ss. Quaranta, per proseguire in senso orario lungo le mura: si può scegliere se percorrere il primo tratto lungo la passeggiata sopra il terrapieno, oppure dall’esterno. Poco distante dalla porta si trova il ben conservato Bastione di S. Marco, posto all’angolo nord-ovest della fortezza. Se ci si trova all’esterno delle mura, prima del bastione all’altezza di Porta Fra’ Giocondo, una scaletta permette di risalire sul rilevato delle mura e di proseguire fino al Ponte di Pria, costruito nel 1521 dal podestà Paolo Nani per permettere il passaggio sotto le mura del Botteniga, diviso a valle delle chiuse in 3 rami (Cagnan Grande, Cagnan Piccolo, Roggia). Da qui, dove le mura venete coincidevano con le mura del ’200, si entra nella città medievale annunciata dalla mole della Chiesa di S. Francesco. Attraverso via Campana si giunge nel cuore produttivo della Treviso medievale, dove i numerosi corsi d’acqua muovevano fino a 50 ruote di mulino per le diverse lavorazioni. Per incontrare le poche ruote che ancora girano sulle roste, si seguono le calli tra la Pescheria, i Buranelli ed i portici in fregio ai Cagnani, fino a giungere alla piazzetta del Monte di Pietà collegata alla piazza dei Signori da un sottoportico. Qui si erge il merlato Palazzo dei Trecento, sede del libero Comune. Dalla piazza si percorre l’asse centrale della città romana e medievale, il “Calmaggiore”, che da una parte conduce al Duomo, (con il Battistero romanico ed il complesso delle Canoniche) e dall’altra, prima alla Loggia dei Cavalieri, e quindi alla piccola altura di piazza S. Andrea, dove in vista del Sile si ergeva l’antico Castelvecchio. Raggiunto il fiume per via S. Margherita, si può percorrere sia l’opposta riviera S. Margherita (sul lato della “città nuova” oltre il Sile), fino alla chiuse di S. Martino e raggiungere dall’interno Porta Altinia, sia seguire la riviera Garibaldi verso il complesso di S. Leonardo, fino a giungere al Ponte Dante (“dove Sile e Cagnan s’accompagna”). L’ansa del Sile che ospitava il porto fluviale è ancora oggi stretta tra il Bastione di S. Polo ed il varco ora stradale sul sito del Portello, sbarramento mobile per il passaggio delle imbarcazioni. Da qui si visitano i quartieri medievali ad est del Cagnano: si segnalano il Santuario della “Madona Granda” o di S. Maria Maggiore e la Chiesa di S. Caterina. Dalla vicina piazza del Grano, dove un tempo si ergeva la porta medievale di S. Tommaso (una delle 11 aperte sulle mura), si scorge la nuova rinascimentale Porta S. Tommaso dalla cupola a padiglione in piombo.
In questo luogo, nei pressi della via detta Regia, risiedevano i Da Camino, signori di Treviso dal 1283. Nel 1346 i Servi di Maria, di origine toscana e ultimi tra i grandi ordini conventuali dell’Italia medievale ad insediarsi a Treviso, ottennero dalla città quest’area per costruirvi il loro convento, con la grande chiesa. Soppresso il convento nel 1772 e cessata ogni destinazione religiosa degli spazi nel 1806, gli edifici del complesso, chiesa compresa, divennero proprietà demaniale e furono utilizzati come caserma e magazzini militari. Questo provocò gravi manomissioni e alterazioni delle architetture e delle decorazioni, nonché la totale dispersione del patrimonio artistico e degli arredi contenuti. Paradossalmente fu a seguito dei gravi danni subiti durante i bombardamenti del 7 aprile 1944 e del 10 marzo 1945 che l’intervento di Mario Botter, restauratore e cultore d’arte trevigiano, portò alla scoperta del tesoro pittorico nascosto da secoli sotto gli anonimi intonaci che imbiancavano le pareti della chiesa. Si tratta di un’eccezionale antologia della pittura dell’entroterra veneto dalla metà del Trecento fino ai primi decenni del Quattrocento, culminante con gli affreschi oggi attribuibili a Gentile da Fabriano e al suo ambito. Notevole è anche il ciclo tardogotico della Cappella degli Innocenti (vedi gli affreschi). Tali scoperte favorirono la decisione di recuperare l’intero complesso a funzioni culturali. L’occasione si presentò nel 1967 quando l’allestimento di Carlo Scarpa per la grande mostra su Arturo Martini spinse l’amministrazione comunale a stipulare una convenzione con lo Stato per trasformare in museo tutto il complesso. Dopo lunghi ed impegnativi lavori di recupero e restauro, il complesso è finalmente diventato la sede principale dei Musei Civici trevigiani (vedi altre sedi espositive).

Approfondimenti
Il Museo “Luigi Bailo” è stato sottoposto negli ultimi tre anni a importanti lavori di ristrutturazione per esigenze di consolidamento strutturale e messa a norma, appena conclusi.
Il Museo Luigi Bailo, fondato dall’Abate omonimo nel 1879, fu sede del complesso dei musei civici di Treviso fino a qualche anno fa, oggi trasferita al Museo Santa Caterina. Esso ospitava fino al 2006 le raccolte di archeologia, completate dal lapidario antico e medievale, e la Pinacoteca, confluitavi nel 1938, nel riallestimento curato da Luigi Coletti. In quell’anno furono anche trasferite nella sede di Ca’ da Noal le raccolte di “arti applicate”. Il complesso, danneggiato durante la I Guerra Mondiale e ancora più gravemente durante la II, fu riaperto nel 1952 con progetto e allestimento Forlati – Muraro – Coletti e, dal 1959, divenne sede anche della raccolta comunale d’arte moderna. Dal luglio 2003 è rimasto chiuso a causa dei lavori di restauro, conclusi ad ottobre 2015. Con la riapertura si propone come sede della prestigiosa collezione museale permanente di arte moderna, che ha come fulcro la raccolta di opere di Arturo Martini.
Il complesso, di età medievale, deve il suo nome alla presenza, sulla facciata prospiciente la via pubblica, dell’emblema dei Da Carrara, riemerso solo in tempi recenti dallo strato di calce che lo nascondeva. Tuttavia il reperto non deve indurre a identificare l’edificio quale casa di abitazione della famiglia Da Carrara poiché una preziosa fonte storica del 1375 definisce lo stabile “Osteria alla Croce” e lo segnala come luogo di sosta per chi cercava ristoro e riposo nella città di Treviso, soprattutto per “mercanti e viaggiatori provenienti dalla Germania attraverso il Cadore e dall’Austria e dall’Ungheria passando per il Friuli”.
Attualmente Casa dei Carraresi, a seguito di un considerevole intervento di ristrutturazione, è divenuta uno dei più importanti poli di ricezione culturale della città e, in modo del tutto casuale, ha assunto nuovamente, dopo secoli, il ruolo che fu della locanda alla Croce, ovvero un fondamentale riferimento cognitivo per gli “stranieri” che arrivano a Treviso. L’armonia tra l’antica struttura e l’attuale destinazione dei locali è rimarcata da una simbiosi tra vetusti materiali, come la pietra d’Istria o il legno delle travature, e quelli nuovi, ferro, acciaio e bronzo, impiegati sia come elementi strutturali che decorativi. La luce naturale invade lo spazio attraverso le ampie vetrate che si aprono sul Cagnan, esaltando l’ambiente interno e creando un affascinante connubio tra la fabbrica dei Carraresi e l’acqua, la cui ricchezza ha da sempre connotato la città di Treviso.

Le aziende dell’itinerario

Mangiafuoco

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Un luogo magico per bambini e adulti. […]

Benvenuto

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Creare bellezza, stupore, sensazione. […]

Pacchetti turistici & proposte di visita